Quali sono le marche automobilistiche giapponesi più popolari?
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I marchi automobilistici giapponesi sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo – non solo per la produzione di auto private, ma anche per il loro contributo in altri settori dell’industria. Nonostante i cambiamenti globali e l’avanzare della globalizzazione, le auto giapponesi continuano a distinguersi per affidabilità, innovazione e qualità costruttiva.
Breve storia dell’industria automobilistica giapponese
Il Giappone moderno è un paese all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, noto per le sue eccellenze in quasi tutti i settori high-tech. Non è un caso. Dopo la Seconda guerra mondiale, il governo giapponese ha investito fortemente nella scienza e nella tecnologia – una scelta che ha portato frutti: oggi i prodotti dei marchi giapponesi sono presenti praticamente in ogni angolo del mondo.
Ma la storia dell’automobile in Giappone inizia ancora prima – nel lontano 1917.
Mitsubishi Model A: la prima auto giapponese della storia
La sua costruzione si ispirava a un modello Fiat dell’epoca, anche se parlare di “produzione in serie” è forse esagerato: ne furono realizzati solo 22 esemplari.
Negli anni successivi, Mitsubishi continuò a sperimentare – nacque così il modello T1, il primo veicolo commerciale giapponese. In seguito venne progettato anche il modello PX33, caratterizzato dalla trazione integrale. Tuttavia, non entrò mai in produzione.
Le auto americane sul mercato giapponese
È interessante notare che, inizialmente, Mitsubishi non puntava direttamente sul settore automobilistico – ma di questo parleremo tra poco. Il vero boom delle auto giapponesi arrivò durante la guerra di Corea e quella del Vietnam. Gli Stati Uniti, impegnati in entrambi i conflitti, si accorsero che spedire i propri veicoli in Asia orientale era poco conveniente. Così, cominciarono a commissionare la produzione direttamente in Giappone.
All’epoca, i marchi automobilistici giapponesi producevano auto ispirandosi a modelli americani, sfruttando la domanda momentanea. Tuttavia, questo approccio durò poco: copiare soluzioni esistenti non era ben visto, ed è per questo che presto le case automobilistiche giapponesi iniziarono a sviluppare tecnologie e modelli propri.
Marchi automobilistici giapponesi che non sono nati producendo auto
A differenza di molti noti produttori europei, che hanno iniziato la loro attività direttamente nel settore automobilistico e vi sono rimasti fino ad oggi, diverse case automobilistiche giapponesi hanno avuto origini ben diverse. Spesso, infatti, prima di costruire auto, si occupavano di tutt’altro.
Mitsubishi – dal trasporto marittimo all’industria automobilistica
Un ottimo esempio di un percorso “alternativo” nel mondo dell’auto è rappresentato da Mitsubishi. Inizialmente, l’azienda operava nel settore dei trasporti, gestendo una piccola flotta di piroscafi con grande successo. In seguito investì anche in miniere, cantieri navali e persino nei servizi postali. Nello stesso periodo in cui cominciò a sperimentare la mobilità su strada, Mitsubishi produceva anche aeroplani.
Toyota – la produzione di auto nata… in un laboratorio tessile
Anche la storia di Toyota, fondata nel 1918, è sorprendente – e inizialmente non ha nulla a che vedere con il mondo dei motori. Le radici dell’azienda affondano in un laboratorio tessile. Fu il viaggio del figlio del fondatore negli Stati Uniti a far nascere l’interesse per l’automobile: così, negli anni ’30, tra telai e macchinari tessili, nacque il primo reparto auto di Toyota. Il resto è storia.
Subaru – prima gli aerei, poi le auto
Il marchio Subaru è nato negli anni ’50, ma l’azienda da cui ha preso vita ha una storia ben più lunga, profondamente legata all’industria giapponese del Novecento. L’allora Nakajima Aircraft Company si occupava della produzione di aerei militari e armamenti. Dopo la Seconda guerra mondiale, nacque il gruppo Fuji Heavy Industries, di cui Subaru divenne la divisione dedicata all’automobile.
Aerei e industria bellica: i marchi automobilistici giapponesi più famosi iniziarono con attività molto diverse.
Suzuki – I telai che hanno conquistato il mondo
Oggi il marchio Suzuki è universalmente riconosciuto per la produzione di automobili e motociclette. Nella sua gamma troviamo anche motori a benzina, ma non è sempre stato così. La storia di Suzuki inizia infatti nel 1909, quando l’azienda si occupava della produzione di telai per tessitura utilizzati dai produttori di seta. I telai firmati Suzuki venivano esportati dal Giappone in tutto il mondo. Negli anni ’30, il fondatore dell’azienda decise di diversificare l’attività, mostrando un crescente interesse per il settore automobilistico.
Auto giapponesi: i modelli più popolari
Modelli recenti e costruzioni collaudate del passato: i marchi automobilistici giapponesi hanno scritto un capitolo fondamentale nella storia dell’automotive, regalando emozioni a milioni di appassionati. E il loro viaggio è tutt’altro che finito. Sono tuttora tra i veicoli più richiesti, sia nei saloni ufficiali che nel mercato dell’usato, in tutto il mondo. Ecco alcune delle auto giapponesi più popolari.
Mazda
I primi veicoli venduti con il marchio Mazda avevano… solo tre ruote! Si trattava di motocarri molto particolari, che divennero subito un successo commerciale. In breve tempo furono esportati dal Giappone verso la Cina. Lo sviluppo delle auto passeggeri era già in corso, ma fu rallentato dallo scoppio della guerra. Il vero punto di svolta arrivò negli anni ’60, quando venne presentato al mondo il modello R360, dotato di un motore a benzina V2 da 0,4 litri.
Toyota, Honda, Nissan, Mazda e Subaru sono tra i marchi automobilistici giapponesi più popolari al mondo.
Si distingueva per un consumo di carburante estremamente ridotto, cosa che non si può certo dire dei motori Wankel, su cui Mazda ha puntato lo sviluppo negli anni successivi. I motori rotativi erano avanzati, offrivano prestazioni impressionanti, ma allo stesso tempo… bruciavano enormi quantità di carburante.
Nel corso della sua storia, Mazda ha prodotto numerosi modelli di successo, spesso evoluti in più generazioni e rimasti sul mercato per decenni. In alcuni paesi Europei, però, il marchio non ha sempre goduto di una buona reputazione. Anzi, per un certo periodo, Mazda è stata associata principalmente a problemi di corrosione della carrozzeria. Oggi, però, il brand giapponese ha completamente cambiato volto: è percepito come un costruttore moderno, con una gamma di auto che molti definiscono tra le più belle tra quelle giapponesi degli ultimi anni.
Tra i modelli Mazda più venduti a livello globale spiccano: la Mazda CX-5, la Mazda 3 e la Mazda CX-30.
Nissan
La storia di Nissan inizia nel lontano 1911, quando Masujiro Hashimoto fondò la sua prima azienda automobilistica a Tokyo. Dopo aver acquisito esperienza negli Stati Uniti, costruì la sua prima auto, che battezzò con l’acronimo DAT. Un nome che farà suscitare immediatamente un’eco familiare negli appassionati di lunga data: fu infatti il primo passo verso la nascita del celebre Datsun. Nel corso del tempo, l’azienda cambiò nome in Nissan, ma fino al 1983 continuò a produrre principalmente veicoli commerciali e camion con il marchio originario.
Nissan si affermò rapidamente, conquistando il secondo posto tra i maggiori produttori giapponesi. La sua storia moderna ha una svolta cruciale alla fine del XX secolo, con l’inizio della partnership strategica con Renault, una collaborazione che nel tempo si è ampliata e consolidata. Oggi Nissan è una delle case automobilistiche giapponesi più popolari al mondo, con una gamma di modelli all’avanguardia esportati in oltre 160 Paesi.
Negli ultimi anni, i modelli Nissan più venduti in Europa includono: Nissan Qashqai, Nissan Juke, Nissan X-Trail.
Infiniti
Il marchio Infiniti è strettamente legato a Nissan fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1989. Come accade spesso con i produttori giapponesi, anche Nissan ha creato una sua divisione di lusso: Infiniti, nata con l’obiettivo di offrire auto premium basate su tecnologie Nissan, ma con un posizionamento più esclusivo, in particolare per il mercato americano. Nel 2008 Infiniti ha debuttato anche in Europa, ma la sua avventura nel Vecchio Continente non è durata a lungo.
Nel 2019, infatti, è stata presa la decisione di interrompere le vendite nell’Europa occidentale. Le ragioni? Da un lato le normative sulle emissioni sempre più stringenti imposte dall’Unione Europea, dall’altro il fatto che il mercato europeo non si è mai rivelato particolarmente redditizio per il marchio di lusso giapponese. Come dichiarato dai portavoce dell’azienda, Infiniti ha scelto di concentrarsi sui mercati chiave: quello statunitense e quello cinese, molto più promettenti in termini di crescita e profitto.
Infiniti è quindi scomparsa almeno temporaneamente dalla scena europea, ma il ricordo di modelli iconici come il potente FX35, la Q50S ibrida o la compatta Q30 (disponibile anche nella versione crossover QX30) resta vivo nella memoria degli appassionati.
Toyota
La Toyota Motor Corporation è stata fondata ufficialmente nel 1937, anche se i suoi fondatori avevano già maturato una solida esperienza imprenditoriale. Non si limitarono all’attività tessile, ma sperimentarono anche nella costruzione di motori e veicoli, gettando così le basi di quello che oggi è il marchio automobilistico giapponese più grande e conosciuto al mondo. Nel corso degli anni, la storia del brand si è scritta quasi da sola, grazie a una lunga serie di modelli iconici come la Land Cruiser, la Corolla e la Crown. È stata proprio Toyota a rivoluzionare l’industria con l’introduzione del Prius, il primo modello ibrido prodotto su larga scala, diventato simbolo dell’auto ecologica.
Oggi, nel panorama delle auto giapponesi, Toyota non ha rivali: domina nettamente per volume di vendite a livello globale, superando di gran lunga gli altri costruttori nipponici. Anche nel mercato mondiale, Toyota è costantemente ai vertici, contendendosi il primo posto con il gruppo Volkswagen.
Basta dare un’occhiata ai dati di vendita mondiali del 2020 per comprendere la portata del fenomeno:
- la Toyota Corolla è stata l’auto più venduta al mondo, con oltre 1,134 milioni di unità vendute
- subito dopo, al secondo posto, troviamo la Toyota RAV4, con quasi 996.000 unità immatricolate
- in decima posizione si colloca la Toyota Camry (592.000 unità), seguita dalla Toyota Yaris al tredicesimo posto (458.500) e dalla Toyota Hilux al quattordicesimo (457.800).
Scorrendo l’intera top 20 mondiale, si nota una netta predominanza di auto giapponesi, a conferma di una popolarità che non accenna a diminuire. Il mondo intero riconosce e apprezza le qualità delle vetture provenienti dal Giappone.
Lexus
Anche Toyota ha il suo marchio premium. Si tratta di Lexus, un brand fondato – proprio come Infiniti – nel 1989. Fin dall’inizio, le ambizioni erano chiare e molto elevate: non si trattava semplicemente di produrre una Toyota più lussuosa, ma di creare un marchio di auto giapponesi in grado di competere con i colossi del lusso mondiale come la Classe S di Mercedes, la Serie 7 di BMW e la Jaguar XJ. Così è nato Lexus, un marchio che ancora oggi ottiene ottimi risultati nei mercati in cui è presente.
La gamma Lexus include berline di lusso, SUV eleganti e performanti, e persino auto sportive esclusive come la Lexus LFA, un modello iconico che rappresenta il perfetto connubio tra tecnologia all’avanguardia e prestazioni da supercar.
Lexus non intende eludere le severe normative sulle emissioni. Già nel 2020, infatti, la stragrande maggioranza delle Lexus vendute nell’Europa occidentale e centrale erano veicoli ibridi.
Honda
La casa automobilistica Honda è stata fondata nel 1948, ma il suo fondatore, Sōichirō Honda, aveva già maturato una notevole esperienza, soprattutto nella produzione di segmenti per pistoni. Curiosamente, nel 1945 fu proprio Toyota ad acquistare la fabbrica dove venivano prodotti questi componenti. Prima di arrivare alla produzione di automobili, Honda si dedicò alla realizzazione di biciclette, ciclomotori e motociclette. I primi veicoli a quattro ruote non furono auto private, ma veicoli commerciali leggeri. Solo in un secondo momento arrivarono le iconiche auto firmate Honda, oggi conosciute e apprezzate in tutto il mondo.
Tra i modelli più celebri spicca la leggendaria Honda Civic, che ha segnato l’inizio di un’era. A seguire sono arrivate la sportiva Honda Prelude e la versatile Honda Accord, che con il tempo è cresciuta in dimensioni e popolarità. Oggi, Honda non si limita alle auto: produce motocicli, scooter, persino aerei. L’azienda è anche il più grande produttore di motori al mondo, con un’offerta che comprende motori per macchinari industriali e attrezzature per il giardinaggio e l’edilizia.
Per quanto riguarda il mercato più recente, Honda si è spesso posizionata intorno al 20º posto, segno di un brand ancora competitivo e apprezzato anche in Europa.
Acura
Se una normale Honda non è abbastanza per soddisfare le tue aspettative, c’è sempre Acura. Questo marchio, di proprietà della stessa Honda, è stato fondato nel 1986 con l’obiettivo di offrire le prime auto di lusso giapponesi al di fuori del Giappone. Motori più potenti, dotazioni più ricche, un senso di esclusività: sono queste le caratteristiche che hanno fatto innamorare gli automobilisti americani del brand Acura. Acura ha aperto la strada ad altri costruttori giapponesi, spingendoli a esplorare il segmento premium e a competere con i marchi di lusso europei.
Attualmente, le auto Acura sono destinate principalmente a Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong e Messico. In Europa, invece, i modelli arrivano solo tramite importazioni private. In passato, tuttavia, era possibile acquistare un’Acura tramite il rappresentante britannico di Honda.
Acura ha una concessionaria ufficiale a Berlino… ma non si tratta della capitale tedesca, bensì della cittadina di Berlin nel Connecticut, USA.
Mitsubishi
Le prime automobili giapponesi della storia, ma anche locomotive, aerei e numerose apparecchiature industriali: ci sono ben pochi settori in cui Mitsubishi, a un certo punto, non abbia avuto un ruolo significativo. Tuttavia, torniamo alla produzione di automobili, che non è sempre stata una priorità assoluta per il colosso nipponico. Nel secondo dopoguerra, infatti, l’azienda si concentrava principalmente sui veicoli commerciali, che rappresentavano allora il cuore della sua attività.
Con il tempo, però, arrivarono nuovi contratti – tra cui la produzione su licenza delle Jeep. Nel 1960, Mitsubishi lanciò il modello 500, dotato di un motore da 20 cavalli: un’auto compatta che si comportava egregiamente sia nel traffico cittadino che in pista. Parlando di competizioni sportive, c’è un modello Mitsubishi che è diventato una vera leggenda: la Mitsubishi Lancer, soprattutto nella versione EVO, ha conquistato l’immaginazione degli appassionati di motori in tutto il mondo.
Oggi, nella gamma Mitsubishi disponibile in Italia, troviamo la Space Star, erede della compatta Colt, il crossover ibrido Eclipse Cross (che condivide solo il nome con la sportiva Eclipse di qualche decennio fa), e il popolare pickup L200, molto apprezzato per la sua robustezza e versatilità.
Daihatsu
La presenza di Daihatsu sul mercato europeo non è durata a lungo. A differenza di altri marchi giapponesi, come Infiniti, le ragioni dell’uscita di scena sono state ben diverse. Fondata nel lontano 1907, Daihatsu vanta una lunga storia nella produzione automobilistica, ma questo non è bastato a garantirle il successo in Europa. Il brand proponeva auto di piccole dimensioni, tecnicamente poco evolute, in alcuni casi obsolete e con affidabilità discutibile. In un mercato competitivo come quello europeo, dove i clienti cercano innovazione, sicurezza e durata, Daihatsu non è riuscita a tenere il passo – nemmeno con il supporto del suo nuovo proprietario, Toyota.
Tra i modelli più curiosi arrivati dal Giappone c’è la Daihatsu Copen, una cabriolet dalle forme insolite. L’ultimo tentativo del marchio di restare sul mercato è stato con la Daihatsu Materia. Tuttavia, sia la Copen che la Materia possono essere descritte, con onestà, solo come “particolari” – almeno dal punto di vista dei gusti europei.
Le auto giapponesi sono popolari in Europa?
Design innovativo, tecnologie all’avanguardia, piacere di guida e tante altre qualità rendono le auto giapponesi apprezzate non solo nel mercato interno, ma anche in Europa e in Nord America. Un caso curioso è quello delle vetture Toyota esportate in massa verso l’Africa – spesso modelli di oltre dieci anni, o addirittura più vecchi. In questo fenomeno gioca un ruolo chiave la leggendaria affidabilità di modelli storici come Land Cruiser, Hilux e Corolla.
Nel mercato europeo, la concorrenza è feroce, e per le auto giapponesi non è affatto semplice emergere. Restano comunque tra le scelte più frequenti degli automobilisti, anche se – secondo i dati del 2021 – il primato spetta a Volkswagen, con 1,27 milioni di auto vendute. Seguono Peugeot (724 mila unità) e poi Toyota (712 mila), un risultato comunque eccellente.
Anche nel mercato dell’usato le auto giapponesi mantengono un forte appeal, grazie alla loro durata nel tempo e alla proverbiale affidabilità. Basta guardarsi intorno: marchi come Toyota, ma anche Honda, Suzuki, Nissan e Mazda sono una presenza costante sulle nostre strade.
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